Mag 13, 2009

Almeno la mia è una storia vera

Il mio Lidl non è esattamente uguale a quello degli spot.

Il Lidl negli spot

Pazienza se non c’è più il link.
Intanto perché la canzoncina da menestrello del terzo millennio con melodia oratifacciopiangere respinge il coraggioso, ma poi non valeva la visione: dai, quanto verosimile è la scena del gruppetto di adolescenti che rimorchiano al discount? Per non parlare degli ottantenni che, alla ricerca delle primizie di Madre Natura, si sfiorano le mani nell’agguantare il frutto proibito nello stesso tempo.. un brivido, sul serio, potrebbe essere tranquillamente una jam session tra Lilli e il Vagabondo e un horror coreano.

Non merita di più lo scapestrato padre che tiene nel carrello un’intera covata di figli, a cui dà confezioni di biscotti a nastro mentre loro si divertono tra gli scatoloni di cartone con un’euforia cretina che pare contagi un po’ tutti.
L’esagerato arriva quando uno dei marmocchi in questione si materializza davanti a un dipendente del Lidl, che si riconosce per la divisa blu da capitano di Star Trek e per la gioia con cui sistema le confezioni inginocchiato come un penitente, lo guarda e tanto basta: il buon commesso capisce la sua richiesta da un’occhiata e gli consegna un pacco di merendine, che il ragazzino abbraccia.
Non so, davvero, come si sia concretata questa idea bislacca di un bambino che cerca affetto in un pacco di croissant.
Poi scappa, forse a baciare un mocio.

Alla fine, un altro bambino/a (io non ho capito il genere e non è fondamentale per la narrazione) che fa campanaccia con la testa sillabando Li-dl. Inguardabile. E non divisibile in sillabe, secondo me.

Il Lidl vicino casa mia

Mentre due signore enormi si lamentano perché le mutande in offerta sono tutte piccole, scacciandosi dalla faccia gli insetti che arrivano dalle cassette di frutta poco lontano,  la dipendente del discount, che si riconosce dalla divisa blu di cui sopra (ma guarnita da orridi inserti gialli) e dall’accidia con cui muove ogni singolo passo, barcolla tra i cartoni spostandoli con i piedi. Un altro dipendente la incrocia e le chiede: «Allora, come va oggi?». Lei si porta le mani alla testa, la scuote ed esclama a voce tonante: «Mah, non tanto bene, sai? Dev’essere perché quando torno dal bar la sera sono sempre ubriaca».