Gen 15, 2009

No Need for Speed

Perché guardare la strada quando puoi mettere a rischio la vita dei tuoi passeggeri minorenni?

Nel mio girovagare in asfalto montano (=tante, tantissime curve) m’è tornato alla mente un prodotto che presumo esista ancora, ma che una volta andava decisamente di più: il Travelgum.

Sono andata allora a cercare lo spot di cui mi ricordavo e sono felice di averlo trovato, prima di tutto perché merita ammirare come la madre del bambino gli abbia acconciato i capelli per plasmarlo a immagine e somiglianza di Ken di Barbie.
Ma anche per tutto il resto.

Forse perché si portano addosso le cortesie di un’altra epoca, i bambini sembrano un po’ nonnetti. Composti come se fossero legati col cordame al posacenere, come se avessero una chilata di plastico sotto il sedile. Fermi. Le espressioni, poi, sono meravigliose: si guardano con complicità maschia e cantano Azzurro come se da questa canzone dipendesse il loro voto in educazione musicale.
La metà destra del pullman, invece, ha come elemento di massima vivacità un battito di mani analogo a quello imposto ai bambini allo Zecchino D’Oro, quando noi pensavamo che si divertissero. Si divertiva più la Romania quando c’era Ceauşescu, secondo me. A posteriori, chiedere di provare onesta allegria mentre canta «mi accorgo di non avere più risorse senza di te» è un po’ troppo per un bambino di otto anni.
La maestra seduta davanti ondeggia per pura legge fisica, per i primi dieci secondi ho sinceramente creduto che fosse morta.
Il tutto mentre il pullman curva e ricurva simpaticamente a picco sul mare.

Questo scenario di puro idillio rischia di essere offuscato proprio da quel guastafeste di Ken che, complice la concentrazione canora e quella dei clorofluorocarburi della lacca che ha in testa, si sente male, diventando in bianco e nero; sebbene ciò sembri l’effetto di un portale tra epoche che tramuta il nostro eroe in una trasmissione Rai antecedente al ’75, semplicemente Ken deve vomitare e subito.
Già con la testa bassa e la vergogna sul volto perché sa di disturbare la quiete del gruppo, si avvicina agonizzante agli adulti e con voce che muoverebbe a pietà Mangiafuoco miagola: «Per favore, PER FAVORE, possiamo fermarci? Mi fa male il pullman… »

E qui arriva il momento da film horror. L’autista, che è Ambrogio dei Ferrero Rocher, si gira di scatto con sguardo pazzo, smette di prestare attenzione alla strada muovendo il volante con isteria e gli ride in faccia, dicendo che «oggi non serve fermarsi». La maestra si disinteressa completamente, lascia che un uomo ammiccante dia farmaci a un bambino sotto la sua custodia e che in quel momento vive e respira in due colori e che, perché no, prenda il rimedio da chissà dove, lo tolga dal blister e glielo porga, senza curarsi per un attimo del fatto che ci si stia avvitando sul Grand Canyon.

Ken prende obbediente il suo antiemetico (che gli conferisce un sorriso assai sospetto) e torna alla rassicurante identità a colori, cosa che gli permette di riunirsi al coro del bingo, stavolta con un entusiasmo che sa di controindicazione; e via, tutti verso la nebbiosa campagna moldava.

A proposito di controindicazioni.
Molti anni fa soffrivo un po’ il mare e ricordo che una volta mi comprarono il Travelgum.
Da brava bambina lessi il foglietto illustrativo e alla voce effetti collaterali c’era scritto “morte”.
Del tutto rassicurata, quel giorno mi resi magicamente conto di essere guarita da ogni male.