Miei cari nostalgici dei tempi che furono, bentornati all’angolo della storia.
Oggi mi propongo di farvi venire il magone o di rendervi isterici per ostilità pregresse, a seconda che abbiate amato o odiato questo spot dell’aranciata Sanpellegrino (1987 d.C.)
Ora, io potrei semplicemente descrivervi com’è, ma la lettura non è affatto univoca.
Voi infatti potreste essere ancora placidamente ciondolanti in un clima rassicurante col cuore immerso tra il 1980 e il 1992, ma potreste essere anche stati completamente assorbiti dallo sfacelo odierno e dalle sue dinamiche di pensiero standardizzate.
Io non so in quale delle sue situazioni appena descritte voi siate, ragion per cui vi metto a disposizione due visioni possibili dello spot a seconda degli occhi che sceglierete di indossare.
Se ricordate l’innocenza perpetua con cui guardavate gli spot e siete inconsolabili orfani degli anni Ottanta
Quanti ricordi! Dei bambini carini, vestiti deliziosamente in abiti vagamente retrò ispirati ai romanzi di Dickens, partecipano ad una festicciola, ma si annoiano perché non c’è nulla da fare. Si guardano desolati nei loro visini irlandesi, finché il più simpatico di tutti, l’adorabile peste con i risvolti fatti dalla mamma sulla giacchina jeans, esclama «adesso esageviamo!», con la sua dolcissima r moscia. Agita una lattina di aranciata e la apre. Al che (magiaaa!) il liquido che ne esce crea un mondo di fantasia sfavillante di colori, le arance ballano insieme e ridono ondeggiando in scenari fioriti, scene di festa ed armonia tra le creature scaturiscono dal tratto infantile ma sicuro di chi ha materializzato i suoi sogni. Ovviamente la festa ha trovato il suo perché e il piccolo eroe dai capelli rossi è acclamato dagli amici e ha trovato anche la sua dolce metà, la bimba altrettanto rossa e lentigginosa vestita di un bel rosa antico. Indizio del fatto che rimaniamo a cavallo di fantasia e realtà, i loro corpi sfidano la gravità e restano in piedi nonostante, a quella inclinazione, non sarebbe fisicamente possibile.
E la canzoncina! Tutti la cantavamo da piccoli, è allegra, piena di gioia, a ricordarci che una volta i bambini erano davvero senza pensieri. Non ambivano ad essere perfetti, si poteva avere un jingle senza che fosse rap o che i bambini dovessero sembrare dei micro Modugno.
E’ questa l’innocenza delle cose che abbiamo irrimediabilmente perso.
Se ormai siete perfetti soldati del terzo millennio e per voi l’innocenza gode degli stessi avvistamenti degli unicorni
Ci sono dei bambini vestiti come pagliacci, che se mia madre mi vestiva così di sicuro per vendetta mi affiliavo a una baby gang. E dove li hanno messi, in cella di isolamento? Si guardano con quelle loro espressioni esasperate e falsissime, finché al rampollo con l’r moscia fastidiosissima viene un’idea geniale, cioè di applicarsi al vandalismo; così assume l’aria da Scarface e fa «adesso esageviamo!» e scuote violentemente una sfortunata lattina.
In realtà ha distribuito LSD. Colori psichedelici, stelle multicolore..dai.. e quei fiori..non siamo mica nati ieri, l’abbiamo capito che si parla di anni Settanta e di droga come strumento per vedere cose meravigliose. E l’arancia che si moltiplica e ride sfrenatamente? E’ il passaporto per il delirium tremens.
Come garanzia al tutto, il nobile moccioso annoiato è quello accompagnato dall’unica componente femminile del gruppo, e solo il pusher si porta dietro una conciata così, ma dove le arriva quel vestito, al femore, c’hai dieci anni e ti abbigli come se lavorassi sulla Salaria. Guardatelo, lui, sta tutto storto non ha nemmeno più l’equilibrio di stare in piedi.
E l’avete sentito come canta? Deve aver pure bevuto mezza distilleria, strascica le parole e biascica frasi tutte sue ignaro della base musicale, neanche fosse nel più infimo karaoke di Tokyo.
Sempre più giovani, sempre più in basso.
E’ la società a ridurli così. La società e la scuola.