Dalla notte dei tempi, in televisione, se ne parla sotto la dicitura “in quei giorni”, come se si parlasse di una loggia massonica che si riunisce nella grotta degli Spaccapietre a ogni luna piena per ordire piani malvagi.
E, se alle elementari le notizie più precise in materia mi arrivavano dal mio compagno di classe più sgamato («Ti dico io, Jay, gli assorbenti sono peggio dei Transformers»), il resto delle informazioni, che filtravano dal tubo catodico, lasciavano credere che ad un certo punto le donne avessero un insensato bisogno di paracadutismo (notare le dimensioni dell’assorbente, tali da far preferire il nome Eminflex Pocket a quello originale), motociclismo, basket nei quartieri malfamati e via discorrendo.
Poi, all’improvviso, brusca frenata: ricordo ancora quanto si parlò del fatto che il genere femminile non impazzisce durante il ciclo e si scoprirono migliaia di donne intolleranti all’accostamento col paracadute. Laa rappresentazione eroica è venuta meno in favore della ragazza in squilibrio ormonale. Prima si tentò con delle squinternate in treno (non ho trovato il link e comunque mi sarei vergognata) che per non sentire l’odore di catrame tappezzano il vagone di assorbenti , mentre il manager, che per sciagura sua sta in carrozza con loro, già si è innamorato. Anche qui sorsero polemiche infinite sul dubbio gusto dello spot, e vorrei ben dire. Via libera allora alla donzella esaurita, altrimenti nota come La libraia, che una volta al mese rovescia tutti gli scaffali attirando gli sguardi vogliosi del passante.
Dopo ancora, contrordine: “in quei giorni” non si è Wonder Woman né la sua cugina squilibrata all’assalto della diligenza, ma semplicemente una perfetta incapace, che non si regge in piedi e devasta le biblioteche.Devo dire però che forse il culmine è stato raggiunto solo ora, specialmente perché ci vengono svelati gustosi retroscena su come vengono scelti i vj; a quanto pare, gli aspiranti devono «parlare, recitare, improvvisare», cose che in Italia solitamente non vengono chieste nemmeno agli attori di fiction per timore di scartarne un milione alla volta.
In uno studio televisivo che batte in sciatteria i migliori talk show rumeni (non me ne vogliano i talk show rumeni, ma una ravvivata alle tappezzerie potrebbe essere un’idea), la protagonista dello spot si sbraccia e si sgola forte dei suoi sogni ambiziosamente velinici, quando il regista le chiede «Sai fare la ruota?» aiutandosi con gesti che sembrano chiedere piuttosto se sa trascinarsi con le ginocchia sui chiodi con in spalla un quintale di attrezzatura da montagna.
A questo punto, dignità imporrebbe indignazione: «La ruota?! Cosa diavolo c’entra, la ruota, io parlo cinque lingue!» Ma qui la dignità non ha mai messo piede e l’unico sospiro di preoccupazione, immancabilmente inespresso, è di tutt’altra matrice: «La ruota?! Proprio oggi che mi sono venute…!»
Ma lei, indomita, decide di fare la ruota; in fin dei conti, per quell’ambìto posto da vj, era disposta a molto di peggio.
[segue consueto inframmezzo di casa Lines, in cui si versano litri di sangue di puffo in vece di qualsiasi liquido organico umano; si vede che resiste meglio alla gravità quando gli assorbenti vengono messi sottosopra durante lo svolgimento della fondamentale ruota]
Ovviamente, grazie a questa performance circense d’alto livello, la ragazza ottiene il lavoro.