Anni fa mi è stato detto:
“I gatti possono tranquillamente sopravvivere anche senza una povera malata di mente che apre il cibo per gatti, lo testa olfattivamente come fosse un Château d’Yquem e poi imbandisce un piatto da nouvelle cousine incentrato sul filetto di panda e narvalo in gelatina, che il suo gatto riconosce ed apprezza. Il tutto, naturalmente, mentre molti sono nella situazione di considerare un lusso comperare per i propri familiari della carne di prima scelta.”
Se solo mi ricordassi chi sei, ti stringerei la mano, tu sei la mia Epifania (non la Befana, eh, la rivelazione illuminante).
Non le vedo più tanto in giro, queste sponsorizzazioni sublimi, credo che il buonsenso (o più probabilmente, l’istinto di conservazione) abbia suggerito ai responsabili di lasciar perdere queste finezze feline, almeno finché non la smettiamo tutti di essere così poveri, mannaggia a noi. Tuttavia, credo che una celebrazione, anche se tardiva, sia necessaria.
Non so dire chi dia più schiaffi alla miseria tra Gourmet e Sheba, anche se, se si dovesse guardare solo ai nomi, il primo vincerebbe il banco, senza contare che You Tube mi ha regalato video ricchi di momenti speciali, quindi ci occupiamo del persiano bianco, per il cui acquisto, si noti, spesso è utile affidarsi ai prestiti bancari e ipotecare una casa.
Il persiano del Gourmet ha il dono del pensiero, ma non costrutti elementari che ci si aspetterebbe, come «ho fame» o «non mettermi il fiocco di Shantung, ti prego». No, lui si crogiola in pensieri del tipo «è da molto che quella sciocca donna incapace non mi prepara il cervo in salsa di Brandy, devo farle un appunto».
In Gourmet Perle ci dicono che “basta uno sguardo per soddisfare un piacere unico”. La portata di questa frase farebbe scoppiare a ridere un mimo (uno bravo, s’intende), in pratica si sta dicendo che il gatto dà un’occhiata alla sua serva umana e quella gli porta subito un piatto del servizio del suo matrimonio con dentro il meglio dell’oceano Atlantico. Prendendo per buona questa idiozia, ci si chiede poi come faccia la nostra boule de neige a non sporcarsi mai. Mia sorella una volta aveva un vecchio persiano malandato raccolto per strada (niente ipoteche) che quando mangiava si sbrodolava in modo schifoso ed esilarante; questo invece poco ci manca che reclami una forchetta.
Ma finora son quisquilie, nulla se paragonate a Gourmet Diamant, in cui il padrone dell’universo, da buon filosofo, s’interroga su cosa sia la perfezione; dico che è il padrone dell’universo perché solo una matrice divina può spiegare il fatto che lui scenda nel vuoto, mentre si materializzano sotto le sue zampe regali dei gradini di vetro. La classica modella lo aspetta in adorazione -avete presente Fatima?- mentre lui scende dal cielo (no, sul serio, scende dal cielo), mentre prende da un piedistallo Swarovski una robaccia che si qualifica come suprême gelée di tenero tonno con delicatissima orata ma che a me, onestamente, sembra Simmenthal. Il nostro dio si ritiene soddisfatto, compiacendosi del fatto che siano tutti lì a selezionare il pesce a mano (credo che gli scarti spettino a noi, a questo punto) per offrirgli “il piacere più puro”.
A onor del vero, i piatti che gli vengono offerti saranno sì in porcellana di Limoges, ma sono privi di quel food design che invece è estremamente curato per il certosino della Sheba che, oltre ad essere servito in giardino da una donna che mentre lo guarda mangiare si rotola su un tavolone di pietra, ha pure la fortuna di desinare con piatti, in cui la carne è stata fatta passare attraverso le formine dello chef, elegantemente decorati con rametti di rosmarino e ciuffi di prezzemolo.
Ora, non so come sia la situazione con vostri gatti, se ne avete; ma il mio, quando gli faccio annusare il rosmarino, scappa.