Feb 4, 2008

Cose da portare in salvo

L’Archeologia in fondo non è che una scusa raffinata per bere.

Da quando se ne ha memoria, una squadra di veri uomini ha sempre bisogno di un cicchetto per affrontare quelle sfide tipiche di ogni giorno, come l’Amaro Montenegro insegna dalla notte dei tempi.

Un frequentatore nostalgico degli anni Ottanta ricorderà benissimo l’esempio principe del veterinario, che per affrontare la vista del gelatinoso parto delle giovenche (e menomale che “se l’è scelto lui”) ha bisogno di tirarsi giù a collo qualcosa di forte, non lo biasimo. Notare come il dottore tenga a precisare che lui fa partorire i purosangue, mica i brocchi, poi butta a caso qualcosa sui profumi e sulla bella gente, insomma una puntata de “La domenica del villaggio”.

Un bel giorno le cose si evolvono, e arriva l’uomo sull’idrovolante; e chi lo voleva più un veterinario ampiamente sopra i quaranta, sto medico di campagna che crede alle erbe medicamentose alle  fatture… D’altra parte, se ricordate, una volta capitan Findus era un lupo di mare con il volto prestato da Santa Claus, poi all’improvviso è sparito senza accomiatarsi per lasciare spazio ad una specie di fotomodello argentino, che è diventato capitano non perché amasse il mare, ma perché possedeva una giacca di Armani e l’espediente marinaresco dava più spunti per sfruttarla.

Tornando a noi: il nostro nuovo uomo vero, l’uomo sull’idrovolante, che deve aver bevuto molto del suo succo sprint prima della spedizione e anche nella stesura della narrazione, condivide con noi le sue gesta: per prima cosa ci informa che il maltempo si avvicina; forse vuole rendere drammatico il momento, ma per una persona sobria è legittimo domandarsi a che pro volare su un’isola a rocce frastagliate con un ridicolo aeroplanino rosso se il maltempo si avvicina. E in effetti lo si vede, con i tratti del viso tesi, col piglio dell’eroe; infatti ci dice, subito dopo, che deve raggiungere i suoi amici prima che il vento diventi troppo forte, ah che gran cuore.

Ed eccoli lì, gli amici incauti,sulla spiaggetta in piena battuta di vento, mentre scrutano il cielo, con delle tende in lino a mo’ di gazebo rubate al Billionaire. “Mesi” di ricerche in mare… ma da quanto erano lì i suoi amici?! Il nostro Pollux decide che è il momento di dissipare la suspense: non erano gli amici ad essere in pericolo, era l’antico vaso che andava “portato in salvo”. Portato in salvo?! Ma da cosa?!? E perché mai sembrava impossibile, che quella lì al massimo è una delle Channel Islands e ad ogni ora parte un traghetto?

Finalmente la chiusa: i tre baldi uomini veri, con uno sforzo sovrumano, caricano la cassettina di legno che custodisce la preziosa merce (lo so che neanche voi pensate che si tratti di studiosi.. andiamo… vestiti così…) e i due ex naufraghi manifestano il loro affetto e riconoscenza con il tipico gesto primitivo della pacca sulla spalla del maschio alfa.

E niente di meglio, per finire, di una rievocazione con bevuta annessa,in cui i nostri eroi hanno dimenticato da un pezzo il prezioso vaso, perché la storia dell’idrovolante, evidentemente, meritava di più.