Dic 21, 2025

Il principe smercia moglie

A volte l’unica soluzione è un fratello gemello

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Ho quattro anni.

Indosso una vestaglia sopra al pigiama come una pensionata di Brooklyn. Alla tv, come tutte le mattine, danno uno dei pochissimi cartoni animati che passano il visto censura di mia madre.
Non ricordo il titolo, però ricordo che è la storia di una ragazza che sul groppone porta capelli biondi e varie scalogne. Il suo vero tratto distintivo è che pensa spesso a un principe. Mi rendo conto che è poco, ma per una bambina è una narrazione complessa, oltre che un progetto di vita del tutto valido. La capisco: io stessa stimo molto il Piccolo Principe, perché gli piacciono i fiori e ha per amica una volpe.

I miei Rice Krispies non fanno in tempo a spugnarsi nel latte che, a sorpresa, capisco che sto assistendo all’episodio finale. Il mio primo finale. Dopo una breve vita passata a dare per scontato che i cartoni animati girassero all’infinito, a quattro anni scopro che si può, in effetti, arrivare al dunque, e poi tutto finisce.

Mi si apre un portale sull’universo metafisico: che altro mai potrebbe avere un senso compiuto? Quante cose ancora, al mondo, finiscono? Ancora non afferro il concetto di “fine”, solo tra qualche mese mia madre mi spiegherà che gli esseri umani non sono immortali, e le riuscirà assai difficile spiegare a dei testimoni perché sua figlia di quattro anni si dispera in un parcheggio urlando di non voler morire. Ma quel momento deve ancora venire, ora tutto il mio minuscolo intelletto è concentrato su questo episodio, che fissa per sempre nella mia testa il finale più delirante mai scritto.

Non so bene come, perché non si sono incontrati spesso, ma so per certo che la protagonista e il principe si amano. Granitica certezza del trionfo emotivo. Oggi, finalmente, il principe ha raggiunto la ragazza e le confessa i suoi sentimenti, non ci sarebbe bisogno di altro, potevamo fermarci qui.
Potevamo.

E invece.

Confermato che in effetti sì, lui la ama, il principe le promette di sposarla e di farne una principessa, l’ha fatta venire a prendere da carrozza pacchiana che neanche il Boss delle Cerimonie poteva partorirla, e lei è così felice e pure io, perché il suo sogno si sta avverando e mi sono appassionata da matti alla sua realizzazione sentimentale e ancora di più al tuning dei calessi. Solo che, scesa dalla carrozza, la protagonista scopre direttamente dalla bocca sfacciata del principe che lui è troppo indaffarato a governare, troppo immerso nelle faccende burocratiche per sposarsi, ma ha una proposta – no, non è vero che è una proposta, è una trappola, perché se lei è smontata dalla carrozza con un vestito che chiaramente le ha comprato lui per alimentare i suoi fetish delle bambole di porcellana, come minimo lei ha disdetto l’affitto e l’abbonamento della Sip: se non le dovesse piacere quello che sta per sentire finirebbe in mezzo alla strada, e questo non è proprio un buon prodromo per il potere decisionale.
Ad ogni modo, la “proposta” è questa:

Siccome sono impegnato, invece di sposarti me ti becchi mio fratello gemello, e siccome siamo identici è la stessa cosa, non cambia assolutamente nulla, quante volte ci saremo incontrati durante questo cartone animato, due, tre? E allora lo vedi che è uguale?

Davanti a me ora si apre una voragine, una voragine poco profonda perché ho quattro anni e mi manca la cognizione di fine, figuriamoci quella dell’alchimia tra persone, non riesco a formulare apertamente la mia perplessità davanti al concetto di anime intercambiabili, ma che la protagonista venga scaricata a un fratello sconosciuto mi fa un certo orrore. Penso al bambino che mi piace, suo fratello ha diciotto anni, praticamente un vecchio decrepito. Rabbrividisco. Mi aspetto la ribellione della protagonista, ma alla notizia lei piange lacrime di felicità, espresse in rivoli trasparenti sul viso, a cui si aggiungono quelle del principe gemello che sbuca da dietro la carrozza, allegrissimo anche lui perché non vedeva l’ora di legarsi per l’eternità a una bionda a caso.

Avrei voluto che il primo finale della mia vita fosse una soddisfazione, e invece è stato la cessione di un essere umano, Il Principe smercia moglie. E vorrei dire che ho imparato qualcosa, ma non ho imparato niente, tranne che i Rice Krispies sono tremendi e che a volte la volpe, più che l’amica del principe, è il principe stesso.

 

 

In copertina: una rara immagine del principe che fugge dalle proprie responsabilità.