Gen 16, 2010

La parte del cane

I pubblicitari di talento sanno come rendere detestabile perfino un cucciolo di Labrador.

Il cane Scottex è un’istituzione.
Non c’entra niente con la carta igienica, siamo d’accordo.
Ma la vende -e anche piuttosto bene- da sempre.

Questo perché noi esseri umani, duttili e malleabili come Didò, compreremmo mele avvelenate da vecchie streghe, se ci fosse un micino orfanello sotto la pioggia o un anatroccolo che non riesce a salire sul marciapiede.

Molti di voi si ricorderanno lo spot principe della Scottex, con testimonial il piccolo Labrador che,  nel caso specifico, ora avrà probabilmente le dimensioni di un grosso suino.

La padrona di casa entra e appoggia a terra la spesa e la carta igienica: ignoreremo bonariamente che abbia fatto la spesa con il secchiello di vimini e ci concentreremo sul cane saltellino che, con inaspettate abilità, apre la confezione e fa cadere un rotolo che si apre fuggendo di vita propria, avvitandosi sugli oggetti, derapando e sterzando, guidato dalle direttive del sorprendente quadrupede.

Un impegno esagerato, se si considera la precisa elencazione delle proprietà della carta cantata con struggimento, l’atmosfera fumé, il nostro protagonista che rotola nei dieci piani di morbidezza e mummifica l’appartamento.

Il tutto perché, quando si parla di carta igienica, ci si è sempre girato intorno. D’altra parte essa esercita un’ingrata professione, diciamolo: quasi nessuno ha un rotolo come avatar.

Probabilmente il terzo millennio ha altri propositi o, perlomeno, altri cuccioli.

E – molto sfortunatamente per noi – nuovi creativi.

Infatti, non so come, né mi figuro lontanamente la ratio di una svolta simile, l’ultimo cagnolino Scottex secerne antipatia quasi quanto Barbara D’Urso.

Nessun moto di affetto o di adozione legale, è pura insofferenza quella che trasmette l’ultimo spot.
Come minimo il desiderio che arrivi l’accalappiacani.

Lo spot si apre con il cucciolo di turno che trotta in un parco, guardandosi intorno.
Solo.
E, prima che ve lo chiediate, no: il fatto che per i cani sia proverbiale non restituisce senso alla scena.

L’anima francescana che c’è in noi, tuttavia, si preoccupa: ma bel cagnolino, amore di zia, come mai ti trovi tutto solo ai giardinetti senza collare? Chi t’ha perduto?
E, per puro sfizio di conversare, mio diletto, che cosa stai facendo?

Guarda i deretani.

Con tutte le cose che può fare un cucciolo, come giocare coi bambini, rosicchiare l’osso e acchiappare farfalle.

Lui guarda i posteriori alla gente e prova empatia (ovviamente dobbiamo sentire anche noi, sia mai che pensi in silenzio) per chissà quale dolore psicofisico dei suddetti, per il solo fatto di appoggiarsi su materiale diverso dalle piume d’oca.

E passi la sofferenza per la scomodità di quella in bici con dei jeans che, per l’amor di Dio, licenziate i costumisti, che quei cosi lì non si vedono più dai tempi di Bayside School.

E passi il cane che cerca di raggiungere e salvare le natiche di un gruppo seduto su un muretto, mentre delle infradito giacciono incolpevoli in un rivolo sospetto e vagamente fognario.

E passi pure il tentativo disperato di far alzare il ragazzino dal pallone e l’esclamazione saccente di quello che ha gufato tutto il pomeriggio perché la signorina si scatafasciasse coi pattini.

Ma ci sono cose che non si possono tollerare, a questo mondo:

il papà, con ogni probabilità ex giocatore di Football o primo rivale di Mike Tyson ai tempi, che gioca sul seesaw (non ho idea di come si chiami in italiano, chiedo scusa) con la figlia, non tanto perché riesca a farlo senza lanciarla in orbita, quanto perché il cane addirittura sussulti alla vista di cotanto trauma per quel povero sedere.
Animaluccio bello, a un impatto a quella velocità, con quel peso, non è del sedere l’integrità di cui c’è da preoccuparsi;

la ragazza che si siede sulla poltrona a sacco con una lentezza dolorosa che lascia intendere a tutti che ha le emorroidi. Ovviamente il cane è suo, eh che c’era bisogno di dirlo;

Infine ed in particolar modo, la frase più offensiva concepibile da uomo o cane:

«per l’altra parte di te, di meglio non c’è».

Se questo è il nuovo modo di “girarci intorno”, era molto meglio quando il rotolo girava intorno alle sedie del soggiorno.
Sicché non ci girerò intorno nemmeno io: dopo aver ideato uno spot del genere cosa si usa generalmente, sempre Scottex?