Tutti ricorderete con tanto amore l’Amica per eccellenza, la seviziatrice di animali col berretto di lana.
Ebbene, contro l’affermazione che i ragazzini smembrino rettili indifesi, orde di animalisti assetati di sangue hanno protestato agguerriti, a tal punto da indurre la fanciulla a riflettere sul suo passato e a focalizzare meglio certi momenti della sua vita. A quanto ho capito, l’unico punctum dolens era questo, perché il fatto che i maschietti lancino sassate ad ogni vetro a portata di tiro sembra passato come assunto di base.
Ad ogni modo, onde evitare polemiche di qualsiasi natura, s’è provveduto a riprogrammare i 33kb sinaptici della signorina in modo del tutto diverso. Infatti, all’improvviso, i ricordi dell’intellettuale del circolo della carambola non si fanno solo più pacifici, ma vengono guarniti da una voce forzatamente annegata nel glucosio, una specie di sovrumano tentativo di apparire nostalgicamente commossa nel rimembrare passati sollazzi; niente più ringhio tracheale mentre pronuncia le parole «staccare la coda» o la soddisfazione che trasuda nel raccontare di aver detto le parolacce, ma mielosi gorgheggi mentre ci dona nuove, luccicanti stupidate.
Scambiarsi le figurine. I vandali sadici si sono trasformati in teneri puffolosi che si scambiano le Figurine Panini. Come me la vedo, perfettamente inserita nel gruppo di scambio, mentre finge interesse: «cosa mi dai in cambio di Franco Baresi?».
Smontare la moto. I collezionisti di adesivi a tema sono diventati grandi e si danno a passatempi in cui servono nozioni di meccanica e ci si deve sporcare le mani. Ma non è che riparano la moto, cambiano i pezzi, la truccano. La smontano e basta. Ditemi voi che passatempo è.
Parlare da uomo a uomo. Sentite la differenza con la prima versione; adesso il suo ricordo in materia di comunicazione viene spiegato meglio, diciamo come se stesse fornendo delle indicazioni a uno scimpanzé: «Da-uomooo-a-uoomoo!».
Giocare a biliardo. Prima era solo una frase in mezzo all’elenco, ora, capite bene, sta letteralmente andando in estasi a ripensare a quanto era bello il biliardo. Che non si pensi a un sacrificio per la causa, lei alla bettola “All’Ergastolano Guercio” s’era genuinamente divertita.
Vedere un fuorigioco. Se giocare a biliardo suscitava tali squittii, non vi dico quale culto dionisiaco ci sia dietro alla visione di un fuorigioco. Un entusiasmo tardivo per cose che fino a una settimana fa enumerava con la noia sofferente di chi ha patito pizze colossali a beneficio della carriera accademica. Che poi, a ripensarci, non è che la visione di un fuorigioco sia un inno alla vita nemmeno per un tifoso sincero; non mi capita spesso di sentir dire «che schifo di derby, nove gol e neanche un fuorigioco».
Per avvalorare la tesi, ogni tanto imperversa un micro spot in cui sfila in biblioteca ribadendo di essere dalla parte degli uomini. Ma per studio, eh! Vediamo quanto ci mette a capire che un’affermazione esclude l’altra.
La riprogrammazione, in salsa buonista e annacquata, del cervello della nostra amica, placherà forse l’ira degli amici degli animali, ma non certo la perplessità che suscita la visione dell’insieme, con o senza lucertole. Lo spot resta una paccottiglia di deboli frasi mascherate da messaggio profondo sull’essenza innata delle donne cui è difficile dar peso, posto che non ne hanno.