Andrew Howe. Forse vi ricordate di lui per i suoi successi sportivi, le belle medaglie che ha conquistato mentre sua mamma lo incoraggiava a forza di sgridate e bicipiti agitati, per il suo tendine ballerino; o forse ancora per quei poster promozionali della linea d’abbigliamento dell’Aeronautica Militare, intento a farci vedere come gli doni la giacchetta del Barone Rosso. Sembra avere tutto, capacità e avvenenza.

1. Andrew Howe mostra un biscotto danese alla glassa di burro
2. Una stirata alla polo ci stava però eh
Dietro a questa vita apparentemente meravigliosa, si cela tuttavia una condizione molto seria, di cui non si parla abbastanza.
Come tutti sappiamo, da tempo Kinder affianca i grandi sportivi italiani, e come se non bastassero le spontanee colazioni di Fiona May e la trascinante simpatia di Valentina Vezzali, ha deciso di affidare la promozione del Kinder Bueno a Andrew Howe.
Ebbene, con quello snack davanti, questo povero ragazzo si trasforma in un completo deficiente.
Non può farne a meno: si scompone, rotea gli occhi, ha la testa confusa come se respirasse elio, acquisisce la parlata di Braccobaldo. Se fino ad un attimo prima vi sembrava l’angelo dell’hangar, alla visione di un suo spot vorrete indossare degli enormi paraorecchi in isolante orso polare e riparare in un bidone di kerosene. Si aggiunga, poi, che questo stato di temporanea incapacità mentale porta il nostro eroe a non accorgersi dei pericoli che lo circondano.
In principio ci fu l’insopportabile ragazza bionda. Quella che lo “incontra” all’aeroporto, che “casualmente” diventa la sua vicina di casa.. Non ci sono abbastanza virgolette per spiegare la gravità della situazione. Non mi è chiaro, cosa doveva nascere da quell’incontro pirotecnico di menti, una tenera amicizia, una relazione romantica? Io analizzerei i fatti: una ragazzetta con lo sguardo allucinato, che chiaramente spalma le anfetamine nel sandwich, segue un povero atleta, lo perseguita ed inscena incontri fortuiti che non convincono nessuno tranne lui. Se la signorina fosse stata un uomo, a quest’ora sarebbe soggetto a un provvedimento restrittivo e a Quarto Grado si traccerebbero vaghi schemi esplicativi sulla lavagnetta, coi pennarelli. Ma è minuta, ha gli occhioni azzurri di Dumbo, quindi lasciamo che piombi in casa ad un personaggio noto appena dopo il trasloco, senza che lui, povera anima di panbiscotto, si interroghi su come lei l’abbia trovato o come conosca tutti i suoi spostamenti.
Già all’aeroporto qualcosa non andava. Non tanto la scenetta, su cui sorvolerei con misericordia, quanto piuttosto sul fatto che lei rubi un campione della sua firma e scappi veloce come il vento, per poi passarci davanti divorando la merendina, con lo sguardo sadico di chi ci dice che è appena cominciata.
E’ quindi assolutamente normale che lei si metta ad urlare «Yuuhuu! Andreeew!» già dal piano terra del palazzo. E questo, notare, senza che lui provi per lei un sentimento diverso dallo stupore mattacchione: «Ancora tu?», esclama con la testina inclinata tipica delle sit-com statunitensi degli anni Ottanta. Lei entra in casa sicura come un sicario, facendo capire che in quell’appartamento ci è stata già: per i sopralluoghi, per trapanare i fori negli occhi dei quadri così da poter spiare Howe dall’appartamento accanto, a piazzare la telecamera nel mappamondino, che tanto, quando mai lo userà.
Il problema è che Andrew non è bravo a mandare via la gente e, quando lei gli chiede cosa stia facendo, anziché fingere di dover uscire, lo sciagurato le dice che sta per mangiare. Ovviamente la poveretta, nella sua delirante visione della realtà, prende l’affermazione come un invito a rimanere: uno snack tira l’altro, poi chissà, nella borsetta ha casualmente un catalogo di vestiti da sposa, un album di graziosi foto collage di loro due e forse anche una mannaia. Svegliati, ragazzo: se è la tua vicina di casa, come mai si presenta con la borsa?
La giovane mentecatta coglie la palla al balzo: «ho una leggera fame anch’io!».
In proposito: basta, basta con ‘sta storia che il Kinder Bueno serve quando non è che hai fame, ma un po’ sì, cioè, che un panino no e la pastarella è troppo, però.. No, sul serio. E’ un cavolo di snack. Piantatela. Nessuno parla così. Nessuno risponde «Ti faccio un piccolo toast». Cosa mi viene a significare “piccolo toast”? Sì, sì, ho capito, serviva qualcosa di piccino, poco farcito ma comunque pesantello. Peccato dia piuttosto un’idea del tipo: «sono un pidocchio di ultimo pelo ed è già tanto se ti scaldo una fetta di pane. Vuoi mangiare, ah, maledetta? E va bene. Avrai un toast, Ma sai cosa? PICCOLO. Così impari.»
Senza contare che, nello spot dell’aeroporto, Howe voleva quel Kinder Bueno perché aveva tanta, tanta fame che ancora un poco sveniva davanti al distributore. Decidetevi, perdio, il Kinder Bueno deve o non deve sfamare?
Coerentemente con questa linea nutrizionale selvatica, la nostra persecutrice, cresciuta in qualche splendido collegio nel Sussex, non lo vuole il toast, che diamine, vuole qualcosa di più sfizioso, che non siamo mica alla sagra della sardina.
Lui, che non ha idea di come si parli ai pazzi scatenati, la asseconda servile e le offre una fetta di torta di gommapiuma, che lei rifiuta, perché no, è buona, per carità, ma un po’ troppo, mo’ non esageriamo.. signori di Kinder, voi capite che dialoghi del genere sono veramente fuori controllo?
Lei si accorge che Andrew tiene qualcosa dietro la schiena. Che cos’è? Un cellulare per chiamare aiuto? Ovvio che no, ha in mano un Kinder Bueno, immagino ormai sciolto e impiastricciato. La vittima è costretta a mostrarlo, sempre fedele alla mimica del bimbetto americano birbante. La risposta è la seguente: «Ci stavi provando?!» Eh, certo, buttiamo una frase ambigua che si riferisce allo snack ma forse anche no. E il nostro ingenuo eroe, anziché darle una bella padellata sullo zigomo e legarla con la corda per saltare, lascia che lei si sieda coi suoi jeans sporchi di metropolitana sul tavolo dove si mangia, lascia che sia lei a scartare e dividere la merenda e mangia, sorridendo! Sul serio, sei completamente ammattito?
Ma cosa ne può sapere lui, il suo orologio da parete segna sempre le 4.49 e la sua frutta è tutta di legno.
Clicca qui per la Parte II!