Ott 15, 2008

Buondì Buondì Buondì!

Motta prova a farci piacere questi adorabili mattoncini secchi con spot da denuncia!

Bentornati, amici delle stagioni passate.
Quello che riesumeremo oggi è un vecchissimo spot dei Buondì Motta, merendina sfortunatissima quando dev’essere pubblicizzata; basti ricordare quell’inquietante uomo in pigiama che ripete ossessivo «Buondì Buondì Buondì!», solo che lo fa a bocca disgustosamente piena. Ah, guardi.. che voglia di fare colazione che mi ha messo, lei non ha idea.

Come potete vedere, le origini già non erano confortanti.
Per cominciare, il jingle frastorna: la melodia sfracella i timpani sul muro del suono e le parole stanno insieme senza dar vita a un senso compiuto. Ora, tutto questo funziona benissimo con le canzoni di Tiziano Ferro, con il resto del mondo non so.
Tutti i protagonisti (che ho il sospetto essere due soltanto, ma assai abilmente travestiti per sembrare di più) sono vestiti con maglioni a righe, per riprendere il pattern delle confezioni monoporzione; già questo è di una genialità perversa. E, se dopo la visione dello spot, chiudete gli occhi, vedrete righe, giuro.

Ma entriamo a grandi passi nel bioparco, in cui troviamo, nell’ordine:

Gli sportivi: giocano a baseball, sport così popolare in Italia da essere secondo solo al lancio delle forme di formaggi stagionati dalle colline. E noi che siamo italiani e c’abbiamo lo stile, non giochiamo con le divise di squadra, ma col cardigan a filo intreccio a righe bianche e blu, che sta con tutto.
Lei, battitore designato versatile, assesta un colpaccio di mazza sulla faccia del ricevitore. Posso dire a sua difesa che se il ricevitore le stava ancora più attaccato nove mesi dopo avevano un figlio.
Lui non la prende bene e con fair play sfoggia il repertorio gestuale della Vuccirìa e per poco non la prende a sberle. Lei, di rimando, gli ride in faccia come se avesse di fronte l’ultimo dei vermi.

La confusa: quella che azzardo essere il battitore di prima sotto mentite spoglie. È una trentacinquenne che si veste come se avesse otto anni, trucco da gran soirèe e scanzonati codini di raso.

Il secchione: si concede una pausa dall’ardua soluzione di conti elementari addentando un Buondì; lo vedrete per un nanosecondo, perché non giova esteticamente all’insieme (che di per sé ha la delicatezza dello sbarco in Normandia), ma i piccoli matematici in incognito sono capaci di captare il messaggio in codice e sono messi al corrente che il Buondì è sufficientemente nerd per loro.

Il cretino
: è al parco con un dolcevita a righe bianche e rosse, seduto per terra con un libro in mano. Sarebbe tutto più o meno sopportabile, se non fosse che ascolta musica agitandosi come un tarantolato e sputacchiando briciole di Buondì come se fossero fuochi pirotecnici.

Voi capite, nel dubbio che siano i Buondì a fare danni così gravi, non sono più tanto sicuro neanche di me, che un paio nella mia vita dovrò pur averli mangiati. Mi sono salvato dall’abuso di quei cosi solo perché a me piacciono le farciture generose.
E, diciamolo, la farcitura sta al Buondì come la ragazza stava alla battuta.