Dic 14, 2010

Esegesi dell’Immedesimazione Arcuriana

Manuela Arcuri nell’interpretazione della sua vita: fingere di aver letto ‘Il labirinto femminile’ di Alfonso Luigi Marra.

Ditemi che l’avete visto.

Sì, proprio lui, lo spot che dovrebbe rappresentare l’Italia al festival internazionale degli ortaggi.
Io lo amo.
Pensate che stia facendo del sarcasmo? Proprio no – e, grazie al supporto audiovisivo, cercherò di far amare anche a voi tal capolavoro.

A Manuela Arcuri arriva un messaggio di testo e legge qualcosa che non le piace, probabilmente contiene una parola non tronca o un congiuntivo: lo capiamo dal suo sguardo imbronciato, famoso per la poliedricità con cui è impiegato per una scala di gravità che va da “dei malavitosi hanno sterminato la mia famiglia e mi segregano in uno scantinato” a “ohi ohi è finito il Nesquik”.

Questo incipit, che ci fa trattenere il respiro per il livello di pagliacciata che è già fin qui, è impreziosito da  una musica Profondo Rosa che, unita al celeberrimo sguardo, effettivamente spaventa tantissimo.

Ma il momento di buio interiore svanisce all’appropinquarsi leggiadro (ah, le magie conturbanti della grafica) del bellissimo librone, che porta l’effige di un signor Marra che pare l’afflitto/preoccupato/truccato fratello spento di Robin Williams, imprigionato in un ottagonale labirinto rosa, che porta a considerare il tutto una sezione di cervello con una patata bacata sopra.
Il titolo del libro è stampato con un font che lascia intendere che dentro ci sia L’Enciclopedia dei Tarocchi o Le Memorie di Austin Powers, ma è giusto che ci facciamo dire di che si tratta dalla diretta interessata:

«È Labirinto Femminile, il nuovo libro di Alfonso Luigi Marra. Uno straordinario epistolario d’amore in sms tra Luisa, giovane avvocatessa, e Paolo, il titolare del grande studio legale in cui lavora. Un’opera per liberare la coppia e la società dallo strategggismo sentimentale che le tormenta e ha enormemente rallentato il cammino della civiltà. È bellissimo! Chiedilo in edicola o in libreria.»

Ma come fa, una, dopo una faccia da funerale di moffette come quella, a uscirsene con un’estemporanea réclame su un libro che compare come un fantasma alle sue spalle facendo finta di niente?

E chiunque si sia pregiato di scrivere un testo tanto farraginoso e furbetto sembra non aver notato l’infinita tracotanza che emana: un libro da arribbattarsi per quanto è splendido, lettere d’amore ma no qualsiasi, epistule, una cosa aulica eh! In sms.
E non tra i soliti ragazzetti da due soldi che sognano di fare i cantanti pop, eh no: c’è Luisa, che è un’avvocatessa, giovane, però, ovvio, che in un petardo di deontologia professionale fa sexting con il suo capo, capite? In un grande studio legale, comunque, tutto un altro livello.

E questo non è altro che un mezzo, ma che dico mezzo, un’opera! con cui l’autore libererà la coppia – ma che dico la coppia, la società tutta! dallo strategismo sentimentale, nientemeno.

E qui  è il mio momento preferito, quando la memoria/sfacciataggine della Arcuri si incrina e lei si impappina impercettibilmente quando parla di questo diavolo d’uno strategismo, che ostacola inesorabilmente il cammino della civiltà e le fa alzare le sopracciglia nel più profondo sgomento.
Dev’essere proprio questo, sì: lo strategismo sentimentale.
Dài, in fondo delle guerre e della corruzione è mai fregato niente a qualcuno?

Ora arriva il mio momento preferito (quello vero, prima ho mentito), ovvero la critica letteraria pregnante e azzeccata:
«È bellissimo!» accompagnato da un perfetto equilibrio tra lo sdegno più nero e la soddisfazione più sublime.

Il tutto nell’incrementarsi della musica esoterico-terroristica, accoppiata con gusto dell’orrido alla suadente impostazione vocale da telefono erotico.

Mi piace immaginare che i nostri agenti segreti vengano addestrati a resistere alla tortura con la visione ripetuta di questo spot.